Ateneo

Il primo corso sul 'mobbing' del comitato 'anti-mobbing'


 
 
28 gennaio 2009
di Mara Maugeri
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La formazione e l'aggiornamento rientrano nell'ambito delle azioni positive che il nostro ateneo ha l'obbligo di compiere nell'ottica della prevenzione di situazioni che possono favorire l'insorgere del mobbing. Il fine è quello di "affermare una cultura organizzativa che comporti una maggiore consapevolezza della gravità del fenomeno e delle sue conseguenze individuali e sociali, di favorire la coesione e la solidarietà dei dipendenti attraverso una più specifica conoscenza dei ruoli e delle dinamiche interpersonali, al fine di incentivare il recupero della motivazione e dell'affezione all'ambiente lavorativo da parte del personale" (CCNL 2002-2005, art.20, comma 4).

In adempimento alle disposizioni del CCNL 2002-2005, quindi, il Comitato paritetico sul fenomeno del mobbing del nostro ateneo ha organizzato, in collaborazione con l'ufficio formazione e con la direzione amministrativa, il primo corso sul mobbing. Non è la prima volta che si tiene un corso su questo argomento, ma è la prima volta che viene organizzato dal Comitato anti-mobbing, nell'ambito di una pianificata strategia formativa volta a raggiungere risultati specifici e attesi. È stata programmata una priorità di interventi e come primi destinatari sono state scelte le figure apicali, dirigenti o, comunque, professionalità che hanno responsabilità di personale, partendo, quindi, da chi prima di tutti è chiamato a comprendere e ad affrontare queste problematiche, da chi può fare qualcosa.

Il corso, tenutosi tra la fine di novembre e i primi di dicembre 2008, si è sviluppato in quattro giornate di studio. Lunedì 24 novembre il presidente del Comitato, prof. Santo Di Nuovo, docente di Psicologia presso la facoltà di Scienze della formazione, ha affrontato gli aspetti psicologici del mobbing, partendo dalle nozioni di stress professionale e di burn out, e inquadrando il mobbing all'interno di relazioni interpersonali e organizzative non funzionali; è stata, inoltre, svolta un'esercitazione mediante la compilazione di un questionario sull'argomento.

Venerdì 28 novembre la prof.ssa Grazia Priulla, docente di Sociologia della comunicazione presso la facoltà di Scienze politiche e membro del Comitato, ha trattato del clima all'interno delle organizzazioni, della comunicazione interna e della comunicazione interpersonale, con particolare riferimento all'assertività (naturalmente nell'ottica preventiva rispetto all'instaurarsi delle condizioni perché si verifichi il mobbing); si è lavorato con il supporto di slide esemplificative e con un metodo interattivo.

Lunedì 1° dicembre la prof.ssa Anna Alaimo, docente di Diritto del lavoro presso la facoltà di Giurisprudenza, anche lei membro del Comitato, ha trattato del fenomeno del mobbing dal punto di vista giuridico, soffermandosi, innanzitutto, sulla definizione della fattispecie, e sulla relativa attività interpretativa della dottrina e della giurisprudenza; ha, quindi, illustrato le previsioni legali indirettamente riferibili al mobbing e al tipo di responsabilità gravante sull'autore della condotta lesiva, chiarendo come tale responsabilità possa essere, oltre che di natura civile, di natura penale; ha considerato il profilo dei diversi tipi di danni risarcibili, approfondendo, poi, la questione della diffusione del mobbing  nel pubblico impiego, le connesse problematiche del riparto di giurisdizione e le previsioni dei contratti collettivi, adottate, per lo più, in un'ottica di prevenzione del fenomeno.

Buona parte delle esercitazioni del corso, nonché i regolamenti del Comitato, una bibliografia giuridica e psicologica, materiali formativi, articoli, ricerche e link sono pubblicati sul sito del Comitato paritetico sul fenomeno del mobbing al seguente indirizzo www.unict.it/mobbing.

La giornata conclusiva di venerdì 5 dicembre è stata dedicata alla visione di un film e a un dibattito. Il film proiettato, "Mi piace lavorare" di Francesca Comencini, non è il solo che affronta i problemi del lavoro, ma è il primo che affronta il tema del mobbing in termini di atteggiamento di persecuzione, di isolamento e di violenza psicologica cui un lavoratore viene sottoposto nell'ambiente di lavoro, al punto da costringerlo a licenziarsi. Il film è basato sui racconti di un gruppo di lavoratori mobbizzati, che hanno subito in prima persona l'esperienza del mobbing. Ad eccezione della protagonista, il film è interamente recitato da attori non professionisti. Forse per questo suo essere a metà strada tra una produzione professionale e una dilettantistica, il film è piaciuto molto, è stato toccante, intenso e coinvolgente. Lo strumento della proiezione di una pellicola, all'interno di un corso e all'interno di un posto di lavoro, è stato recepito con grande partecipazione ed entusiasmo. Ne è scaturito un dibattito in cui sono emerse le problematiche che ognuno affronta nella propria attività, le soluzioni possibili ricercate insieme, i disagi avvertiti, critiche e autocritiche, e ci si è lasciati con la promessa di rimanere in contatto in una rete operosa, almeno nelle idee e nelle intenzioni.

Ci sono stati anche suggerimenti per il corso stesso: quello di aumentarne le giornate didattiche, di estenderlo a tutti, non solo alle figure apicali. Tutto questo era già previsto dal CCNL, che obbliga la ciclica ripetizione dei corsi estesa a tutti, e dal Comitato, che dopo questo corso pilota discuterà dell'incremento  delle ore didattiche e dello sviluppo di  nuovi e diversi interventi formativi.

Soprattutto, ciò che è emerso è l'affezione nei confronti del proprio lavoro, quanta emotività viene coinvolta nel suo espletamento, quanta energia positiva viene sprecata, quanta sterile negatività viene prodotta immotivatamente. C'è il bisogno di comunicare, di parlare di noi e fra di noi. Nei luoghi di lavoro si parla troppo alla pancia e troppo poco alla testa delle persone. Il lavoro è parte della nostra vita, la nostra vita non inizia fuori di qui.