Atenei

Il sistema di 'accountability' delle università

Valore di crescita e di coerenza

 
 
28 gennaio 2009
di Pierluigi Catalfo
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Con il respiro di una saggezza settecentesca che cresceva con l'esaltante progressione della conoscenza scientifica e con la sperimentazione di nuove costruzioni socio istituzionali, Giambattista Vico scriveva che in fondo "Dio è l'artefice della Natura e l'uomo è il dio degli artefatti". E non c'è dubbio che, in chiave assolutamente generale, quando sappiamo attraverso quali azioni otteniamo determinati risultati e salvo il nostro grado di conoscenza delle dinamiche di sistema e la replicabilità dei contesti e degli ambienti, riusciamo a ottenere e riprodurre output definiti.

Ma fino a che punto effettivamente siamo consapevoli del nostro operare? E infine quante volte operiamo senza nemmeno controllare o percepire le azioni che poniamo in essere? Certamente queste determinazioni assumono dimensioni diverse a seconda che vengano riferite all'agire di singoli soggetti o che vengano invece acquisite come tratto dell'operare di istituzioni e/o entità sociali, operare che, come nel caso dell'università, genera una straordinaria complessità di effetti.

L'evolversi della dinamica dei rapporti tra l'università, il mondo della ricerca e la società nel suo complesso ha già dimostrato la sua direzione virtuosa. In gran parte d'Europa la sostanziale strategicità delle risorse legate all'intellectual capital e alla conoscenza è diventata la fonte di un determinante vantaggio competitivo sia sul versante economico che su quello squisitamente sociale.

Da ciò, naturalmente, discende l'esigenza di governare questa dinamica di rapporti e di rendere la gestione delle risorse impiegate nel processo di creazione e di trasferimento sempre più efficiente. Il quadro quindi è quello che si specifica, nell'ambito operativo, tra queste due dimensioni: la gestione delle azioni da un lato e l'accountability, che nel caso dell'università è un sistema ancora oggi in via di definizione, dall'altro. L'accountability spesso viene scambiato per un condizione di trasparenza, ma in realtà nella logica dell'Accounting Theory è condizione di più ampio valore. Infatti accountability diventa principalmente valore in sé, traccia dell'affidabilità del rapporto tra l'agire e le sue rappresentazioni; prova di coerenza e dimostrazione della logica etica assunta e vissuta. In altri termini un valore al pari di qualunque bene impegnato per la realizzazione di una specifica finalità.

Tipicamente, le questioni che riguardano l'utilizzo di strumenti per l'accountability ruotano attorno alla considerazione di alcuni importanti punti caratteristici. Innanzi tutto l'acquisizione di un modello strumentale che possa considerarsi sempre neutro rispetto alla realtà da rappresentare. Quindi, la condivisione della cultura della non transitorietà dell'applicazione di principi, a meno di dichiarate, giustificate e osservabili mutazioni di valori e la percezione diffusa dell'utilità e fruibilità del valore dello strumento come elemento di rapporto e presupposto di azione.

L'accountability, pertanto, diviene una filosofia dell'agire, un modello di rappresentazione di "contabilità" del rapporto e di manifestazione dell'accezione di eticità della relazione esistente tra l'istituzione, la sua specifica missione, il suo comportamento realizzato attraverso la comprensione specifica del sistema dei suoi obiettivi e dei suoi risultati. L'accountability, ancora, va inteso come fenomeno di apertura delle istituzioni ai sui interlocutori più vicini e via via sempre più generalmente interessati al suo agire, come fenomeno quindi di comunicazione in rapida, per quanto pur sempre graduale e costante, diffusione.

Questo vento, che in realtà, forse per la poca cultura e il poco interesse per la gestione come espressione concreta di valori etici e sociali, faremmo meglio probabilmente a chiamare venticello - ha interessato di recente e continua ad interessere, più specificamente, il sistema delle università italiane laddove negli atri paesi, in particolare appunto quelli di tradizione angloamericana, è gia parte del sistema di rapporto sociale nonostante la diversità dell'approccio metodologico utilizzato.

Prova di ciò è certamente il diffondersi dello strumento più comune di accountability e cioè del bilancio sociale secondo l'accezione tecnica elaborata dall'economia aziendale in ragione del suo forte radicamento nelle discipline contabili e nella profonda cultura della dinamica di funzionamento dei modelli di percezione e di conoscenza delle filosofie di utilizzo. Uno dei requisiti fondamentali del bilancio sociale è la capacità di valutare ed esprimere il livello di coerenza tra i programmi e gli obiettivi da perseguire, i comportamenti e le azioni effettivamente intraprese e i risultati realizzati.

Il processo di rendicontazione sociale dell'università, sia nel caso che amministri rilevantissime politiche culturali sia che eroghi servizi, sia nel caso in cui attui più generalmente processi di gestione di scelte politiche specifiche, deve avere come finalità la lettura dei risultati e dell'impatto delle proprie attività dal punto di vista dei destinatari diretti  e indiretti, nel senso più ampio del coinvolgimento delle diverse compagini sociali. Il punto di vista degli stakeholders, cioè coloro i quali comunemente hanno interesse alla attività dell'università, è, in ultima analisi, il punto di partenza e contemporaneamente il punto di arrivo del processo di rendicontazione sociale. Realizzare un bilancio sociale, in questa chiave di lettura, significa far riflettere, dunque, tutta l'università sul fatto che la legittimazione del proprio operato dipende dalle valutazioni, dalla sua capacità di dialogo, e di generazione di risultati.

Se poi, inoltre, consideriamo la rendicontazione come costruzione di una catena di senso tra ciò che l'università dichiara o promette di fare e ciò che realmente realizza, tale processo diviene un modo per comunicare la propria identità.

La nostra università per impulso del suo rettore e del suo delegato prof. Maurizio Caserta ha intrapreso questo processo affidando al prof. Giuseppe Caruso della facoltà di Economia il compito di ordinare il delicato processo di coinvolgimento e coordinamento delle linee d'interveto che porteranno al primo bilancio sociale della nostra università; percorso certamente complesso e delicato per i rapporti interni, per la scelta di un sistema di riconfigurazione degli output del sistema informativo e per la scelta di un modello rappresentativo e neutrale.

Peraltro, per quanto il bilancio sociale possa essere strumento di consapevolezza, le questioni etiche e politiche che investono l'università impongono di riconsiderare l'intuizione di Vico in ragione forse più che di una condizione assiomatica in una logica di aspirazione dell'uomo a determinarsi similmente a Dio in relazione alla Natura e quindi in funzione del bene delle sue creature, seguendo un progetto diretto al bene delle sue "artefatte" e fondamentali creature sociali.