Facoltà

Teatro ed epistolario di Luigi e Stefano Pirandello nelle università europee


 
 
25 febbraio 2009
di Maria Valeria Sanfilippo
Sanfilippo2 Luigi e Stefano.jpg

Numerose le università italiane ed europee in fermento per una scoperta di marca tutta isolana, che ha visto la luce con Tutto il Teatro di Stefano Pirandello, il cofanetto Bompiani, curato da Sarah Zappulla Muscarà dell'Università di Catania in tandem con Enzo Zappulla. Esso riunisce per la prima volta l'opera omnia del primogenito del grande agrigentino.

Riconosciuta l'importanza della pubblicazione, che inaugura nuove prospettive sul Novecento, le università di Roma, Potenza, Parigi, Salamanca, Valencia, Cartagine e molte altre ne stanno promuovendo la diffusione.

Tutto il Teatro ha già fatto così tanto parlare di sé da stimolare, fra i tanti, progetti di risonanza europea nel campo della traduttologia. Per il pubblico d'Oltralpe, infatti, Myriam Tanant dell'Università Paris-Sorbonne, ha appena traslato in lingua francese il teatro di Stefano Pirandello. In corso d'opera anche la versione in lingua spagnola, nell'ambito delle iniziative promosse dalla "Cattedra Sicilia", istituita in terra iberica con un protocollo d'intesa sottoscritto dalle università di Salamanca e di Catania, e dalla IULM di Milano.

Un successo presagito sin dalla prima presentazione dell'opera in Campidoglio, affidata allo studioso Nino Borsellino dell'Università La Sapienza-Roma, all'attore Leo Gullotta e allo scrittore Andrea Camilleri, che ha avuto modo di frequentare l'autore. Quest'ultimo soleva intrattenere, per conto del padre, rapporti con rappresentanti di spicco dell'intellighenzia coeva. Scrive Valentino Bompiani: "Il rapporto di Stefano col padre era del tutto fisiologico: Stefano aveva un cervello simile, ma critico, e Pirandello se ne serviva come di un proprio organo".


Sanfilippo1 Stefano, la moglie Olinda e Luigi leggono i telegrammi per il Nobel (Roma, 1934).jpg

A portare a compimento l'operazione già avviata con Tutto il teatro, è il carteggio Luigi e Stefano Pirandello. Nel tempo della lontananza (1919-1936), sempre a cura di Sarah Zappulla Muscarà ed edito per i tipi di Sciascia. Il prezioso volume è stato presentato nell'Auditorium della Facoltà di Lettere di Catania ancora una volta da Leo Gullotta, a buon diritto interprete pirandelliano d'eccezione. La fitta corrispondenza è senza alcun dubbio la più interessante fra quelle pirandelliane per il significativo arco temporale che ricopre, il considerevole numero di lettere, la ricchezza delle notizie, la qualità del destinatario, quel figlio con cui Luigi parlava con la massima sincerità di tutto.

Nel tempo della lontananza, mentre Luigi è in giro per il mondo (Parigi, Berlino, New York, Los Angeles, Praga, Stoccolma) e il figlio Stefano, suo prezioso collaboratore, primo lettore e amministratore, è anch'egli alle prese con l'attività drammaturgica, si anima fra i due un intenso tracciato epistolare.

Ne scaturisce l'affresco di un'intera epoca in cui, negli anni cruciali del fascismo, sfilano, con i componenti della famiglia Pirandello, i più autorevoli personaggi del panorama internazionale dei primi decenni del '900. Una traboccante miniera di informazioni sull'avventura narrativa, drammaturgica, capocomicale, sulla settima arte, anche su questa maturando idee precorritrici. In una lettera del maggio '29 al suo Stenù, come lo chiama, interlocutore privilegiato: "Ho quella magnifica idea che t'ho detto, della macchina che parla; ho i Sei personaggi; ho la grande riforma dei films musicali! Ci sarebbe da diventar milionari con una sola di queste idee".

Con la cinemelografia, Luigi, che vuole tradurre in immagini le sinfonie di Beethoven, anticipa il capolavoro disneyano Fantasia. L'epistolario fa altresì luce sulla genesi e il travaglio di molte sue opere, sulle 'prime', gli umori della critica e le accoglienze del pubblico. Scrive a Stefano da New York nel gennaio del '24 di essere considerato "la celebrità europea che abbia avuto il più gran successo". Toni entusiastici assai diversi da quelli che userà invece dieci anni più tardi: "Ho riassaporato il gusto dell'arte narrativa, che parla senza voce, da una pagina scritta, direttamente a un lettore. Le condizioni del mercato cinematografico americano sono molto mutate, ed è cresciuto il terrore delle «superiori qualità dell'arte di Pirandello», assolutamente inadatte al cinematografo" (New York, settembre '35).

Progetti innovativi come quello del tanto agognato "Teatro di Stato", per cui insistite sono le richieste di finanziamenti al Duce, alla base dei loro rapporti contraddittori. Mussolini è ora criticato, ora esaltato. In uno slancio di ammirazione giunge a dichiarare: "Ho visto una recente fotografia del Duce nell'atto di parlare a Eboli: m'è parso il Davide del Bernini" (New York, agosto '35). I covati malumori d'altra parte ne limitano persino la soddisfazione alla notizia della nomina d'Accademico d'Italia: "Non voglio affatto negare che la mia nomina sia importantissima, per ciò che significa politicamente, contro i miei nemici; non già come attestato di considerazione e distinzione, ché l'esser considerato pari a Beltramelli, a Marinetti e mescolato con Trombetti e Formichi e Romagnoli, è segno evidente di disistima letteraria"(Berlino, marzo '29).

Sanfilippo3Presentazione in Campidoglio con Nino Borsellino e Andrea Camilleri.jpg

Alle polemiche sui politici e gli intellettuali italiani che gli fan la guerra s'intrecciano le assillanti richieste di aiuto ai figli per la vendita del villino romano: "Mi vedo a 62 anni nella condizione di guadagnarmi ancora soldo a soldo la vita, lo scherno atroce di codesto guscio di lumaca addosso, che è, signori miei, LA MIA VILLA! LA MIA VILLA!!! LA VILLA DEL GRAN SIGNORE! LA VILLA DELL'ILLUSTRE LETTERATO DI FAMA MONDIALE CHE SE DOMANI CASCA AMMALATO NON SA PIÙ COME MANGIARE! " (Berlino, maggio '29). 

Le missive sono fortemente impregnate dello stato d'animo di Luigi, della sua tenerezza di padre e di nonno e del suo pessimismo: "Lavoro; ma di tanto in tanto crollo a piombo dal dramma che sto scrivendo al mio dramma vero. Fortuna che sussiste in me, viva, l'arte, e d'una vita sempre più profonda e potente, ma anche, ahimè, sempre più amara" (Roma, settembre '19). Trasuda, di contro, lo slancio vitale di Stefano: "Perché devi avere, Papà mio, questo senso atroce della tua vita e di noi che ne siamo le creature? Io penso continuamente alla morte e cerco di tenermi più che posso sereno al pensiero di doverla accogliere da un momento all'altro, ma questo è per il grande amore che ho per la vita!" (Roma, giugno '26).

È lo scambio dei ruoli. Il figlio che fa le veci del padre, ancor più evidente nell'accorato invito rivolto a Luigi afflitto dalla solitudine: "Tu hai bisogno della tua Patria (come la tua Patria ha bisogno di te), hai bisogno dei tuoi figli, come essi di te, e dei tuoi nipoti, come essi di te: e soprattutto della tua arte: l'arte tua di prima, quella a cui davi tutto disinteressatamente, quella che non rende (e che poi t'ha reso milioni). Il tuo spirito soffre. Se tu finalmente gli dai la libertà di impegnarsi nella creazione del romanzo, con niente ritorneresti padrone assoluto di te stesso" (Roma, febbraio '32).

Fonte d'ora innanzi imprescindibile per ogni ulteriore indagine, il carteggio aggiunge un prezioso tassello al mosaico della cultura novecentesca.