Facoltà

Il dono di Leo Gullotta alla sua città


 
 
25 febbraio 2009
di Dora Marchese
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A proposito di Leo Gullotta, il critico Tullio Kezich ha scritto che il suo unico limite è l'essere nato a Catania e non a Los Angeles poiché, in questo caso, avrebbe al suo attivo almeno tre premi Oscar. In realtà Leo Gullotta ha fatto della sua sicilianità un punto di forza e di orgoglio, l'essenza stessa di una esaltante carriera che dura da più di quarant'anni ed è in continua ascesa.

Amatissimo dal pubblico, che lo accoglie sempre con grande entusiasmo, Leo Gullotta è stato il protagonista della manifestazione I Pirandello, organizzata per la rassegna Conversazioni in Sicilia e promossa dalla Facoltà di Lettere e Filosofia dell'Università di Catania, dall'Istituto di Storia dello spettacolo siciliano e dal Teatro Stabile.

Occasione dell'incontro, la presentazione del volume curato da Sarah Zappulla Muscarà Nel tempo della lontananza(1919-1936), il corposo carteggio fra Luigi Pirandello e il primogenito Stefano, edito dall'editore Giuseppe Sciascia, presente in sala. A corredo, una documentata e ricca mostra sugli scrittori curata da Enzo Zappulla.

Ordinario di Letteratura italiana, la Zappulla Muscarà ha pubblicato di Luigi Pirandello Tutto il teatro in dialetto (Bompiani) e di Stefano Pirandello Tutto il teatro (Bompiani), in collaborazione con Enzo Zappulla.

Padrino di queste importanti presentazioni, la prima tenutasi a Catania, nell'Aula "Santo Mazzarino" della nostra Università, la seconda a Roma, in Campidoglio, insieme con Andrea Camilleri, è sempre stato Leo Gullotta che anche questa volta, nonostante i numerosi impegni, non è voluto mancare.  

Così, approfittando di una breve pausa dalla tournée de Il piacere dell'onestà, portato sui maggiori palcoscenici italiani, l'attore è giunto nella sua Catania per dare voce ed  anima  all'intenso dialogo epistolare intercorso fra Luigi Pirandello ed il figlio prediletto Stefano. E se la sua presenza, apprezzata da un fitto e qualificato pubblico di docenti, studenti e autorità, fra cui Guido Marletta (pres. Corte d'Appello), Antonino Cardaci (pres. del Tribunale), Vincenzo D'agata (procuratore della Repubblica), è da interpretarsi come atto d'amore verso la città e l'Università, da lui definita «fulcro della vita culturale», inaspettatamente è stato lui a ringraziare gli intervenuti. «È un atto d'amore verso me stesso!», ha affermato.

Visibilmente commossi, in un'atmosfera magica che solo i grandi artisti sanno creare, Enrico Iachello, Preside della Facoltà di Lettere e filosofia, e Sarah Zappulla Muscarà, hanno ricordato come nel panorama artistico nazionale Leo Gullotta si collochi tra gli attori più versatili e completi, interprete poliedrico ed eclettico, erede dei grandi maestri con cui ha lavorato e si è formato, quali Turi Ferro, Salvo Randone, per il teatro, Giuseppe Tornatore, Nanni Loy per il cinema. Sono stati oggetto d'attenzione anche la sua prolifica attività di doppiatore, gli show e le fiction cui ha preso parte, gli spot pubblicitari, ed i numerosi riconoscimenti ottenuti, fra cui ben tre David di Donatello.


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Così, approfittando di una breve pausa dalla tournée de Il piacere dell'onestà, portato sui maggiori palcoscenici italiani, l'attore è giunto nella sua Catania per dare voce ed  anima  all'intenso dialogo epistolare intercorso fra Luigi Pirandello ed il figlio prediletto Stefano. E se la sua presenza, apprezzata da un fitto e qualificato pubblico di docenti, studenti e autorità, fra cui Guido Marletta (pres. Corte d'Appello), Antonino Cardaci (pres. del Tribunale), Vincenzo D'agata (procuratore della Repubblica), è da interpretarsi come atto d'amore verso la città e l'Università, da lui definita «fulcro della vita culturale», inaspettatamente è stato lui a ringraziare gli intervenuti. «È un atto d'amore verso me stesso!», ha affermato.

Visibilmente commossi, in un'atmosfera magica che solo i grandi artisti sanno creare, Enrico Iachello, Preside della Facoltà di Lettere e filosofia, e Sarah Zappulla Muscarà, hanno ricordato come nel panorama artistico nazionale Leo Gullotta si collochi tra gli attori più versatili e completi, interprete poliedrico ed eclettico, erede dei grandi maestri con cui ha lavorato e si è formato, quali Turi Ferro, Salvo Randone, per il teatro, Giuseppe Tornatore, Nanni Loy per il cinema. Sono stati oggetto d'attenzione anche la sua prolifica attività di doppiatore, gli show e le fiction cui ha preso parte, gli spot pubblicitari, ed i numerosi riconoscimenti ottenuti, fra cui ben tre David di Donatello.

Già protagonista di singolare sensibilità de L'uomo, la bestia e la virtù, Leo Gullotta, come abbiamo già precisato, è attualmente in tournée con Il piacere dell'onestà (produzione del Teatro Eliseo di Roma, regia di Fabio Grosso), lavoro che lo consacra interprete pirandelliano naturaliter, capace di eludere la fissità della pagina scritta innervandola di "vera vita", restituendone la realtà e l'apparenza ad un tempo. Secondo il dettato dell'agrigentino, l'attore diviene ri-creatore del testo, co-autore, mezzo per arrivare alla verità dell'Arte.

Attore di 'natura' e di 'cultura', Leo Gullotta ha dedicato l'intera sua vita all'arte ma anche all'impegno sociale, al raggiungimento di una moralità in grado di sconfiggere conformismi e ipocrisie. Lo ribadisce lui stesso quando commenta il vivissimo  successo riscosso con Il piacere dell'onestà, «lavoro visivo e sonoro, realizzato in chiave meno borghese e più attuale, che ha letteralmente coinvolto il pubblico, confermando l'eccezionalità dei testi di Luigi Pirandello, la loro intramontabile attualità». Alla nostra affermazione che Pirandello è autore grandissimo e pertanto esercita una forte attrattiva intellettuale su chi gli si accosta, Gullotta ha risposto: «È vero. Ma i suoi testi sono così ben scritti, così profondi, così veramente nuovi di fronte a novità tali solo di nome, che la difficoltà di farli arrivare al pubblico diviene stimolo e sfida, abilità di rendere accessibile ciò che è complesso».

Del carteggio fra Luigi e Stefano Pirandello, che abbraccia un ampio lasso di tempo, giungendo sino alla soglia della scomparsa dello scrittore, Leo Gullotta ha letto quattro significative lettere. Due di Luigi e due di Stefano, documenti della ricchezza e, al contempo, della molteplicità delle problematiche affrontate. Si discute di letteratura, teatro, cinema, politica, ma vi affiorano anche i nodi di una famiglia tormentata, legata e divisa, amorevole e castrante. «Testi straordinari», li ha giudicati Gullotta, «intrisi di passioni contrastanti e di una traboccante umanità. Utili per capire davvero, per capire in profondità tanta arte del grande Luigi, e indispensabili per cogliere il viscerale legame col figlio. Di Stefano, scrittore finora misconosciuto, emergono tante sfaccettature della sua dimensione umana e artistica».  

Interprete straordinario di autori straordinari, Leo Gullotta ha festeggiato a Catania, la sua città (immancabile l'orgogliosa rivendicazione: «sugnu d''u Futtinu!»), un San Valentino inconsueto, ricevendo un omaggio del maestro Alfredo Gugliemino offertogli da Giuseppe Giuffrida che, con Amuri di matri e Amuri di fimmina (uno dei suoi tanti vini che prende il nome dall'opera di Martoglio), ha permesso agli intervenuti di brindare in un clima di vera festa.

«Perché festeggiare San Valentino all'Università?», abbiamo domandato a Leo. «Perché l'Università è dei giovani. Il futuro è dei giovani. Ed io credo che nella vita e nella nostra società attuale sia fondamentale riscoprire l'onestà. Quella intellettuale, innanzitutto, e quella da profondere in ogni cosa, piccola e grande. Oggi si è fatto dell'onesto un diverso, un emarginato. I giovani, con onestà, devono andare avanti per rivendicare il loro avvenire ed opporsi a chiunque voglia privarli della speranza di un domani migliore».

Leo Gullotta ha lavorato da sempre incessantemente su di sé, sulla sua anima, la sua essenza, la sua identità. Come ama ricordare, infatti, «gli attori non possono vendere bugie perché tutto è truccabile, fuorché gli occhi».


Del carteggio fra Luigi e Stefano Pirandello, che abbraccia un ampio lasso di tempo, giungendo sino alla soglia della scomparsa dello scrittore, Leo Gullotta ha letto quattro significative lettere. Due di Luigi e due di Stefano, documenti della ricchezza e, al contempo, della molteplicità delle problematiche affrontate. Si discute di letteratura, teatro, cinema, politica, ma vi affiorano anche i nodi di una famiglia tormentata, legata e divisa, amorevole e castrante. «Testi straordinari», li ha giudicati Gullotta, «intrisi di passioni contrastanti e di una traboccante umanità. Utili per capire davvero, per capire in profondità tanta arte del grande Luigi, e indispensabili per cogliere il viscerale legame col figlio. Di Stefano, scrittore finora misconosciuto, emergono tante sfaccettature della sua dimensione umana e artistica».  

Interprete straordinario di autori straordinari, Leo Gullotta ha festeggiato a Catania, la sua città (immancabile l'orgogliosa rivendicazione: «sugnu d''u Futtinu!»), un San Valentino inconsueto, ricevendo un omaggio del maestro Alfredo Gugliemino offertogli da Giuseppe Giuffrida che, con Amuri di matri e Amuri di fimmina (uno dei suoi tanti vini che prende il nome dall'opera di Martoglio), ha permesso agli intervenuti di brindare in un clima di vera festa.

«Perché festeggiare San Valentino all'Università?», abbiamo domandato a Leo. «Perché l'Università è dei giovani. Il futuro è dei giovani. Ed io credo che nella vita e nella nostra società attuale sia fondamentale riscoprire l'onestà. Quella intellettuale, innanzitutto, e quella da profondere in ogni cosa, piccola e grande. Oggi si è fatto dell'onesto un diverso, un emarginato. I giovani, con onestà, devono andare avanti per rivendicare il loro avvenire ed opporsi a chiunque voglia privarli della speranza di un domani migliore».

Leo Gullotta ha lavorato da sempre incessantemente su di sé, sulla sua anima, la sua essenza, la sua identità. Come ama ricordare, infatti, «gli attori non possono vendere bugie perché tutto è truccabile, fuorché gli occhi».