Comunicazioni dal rettore
Ateneo

Forum su Programma annuale 2010

Indirizzare i contributi via mail a: arecca@dmfci.unict.it

 
 
12 dicembre 2009

Delibera Senato e CdA del 3/12/09 Programmazione finanziaria 2010
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Da:Tiziana Cuccia <cucciati@unict.it>
Data: 04 dicembre 2009 12:00:11 CET

Oggetto: Lettera aperta su Programma Annuale 2010

Caro Tony,
Ti invio in allegato una "lettera aperta" in cui mi è sembrato doveroso esporTi in modo più puntuale i motivi del mio voto contrario al Programma annuale 2010, espresso nella seduta del Senato del 3 dicembre u.s..
Se lo riterrai opportuno, Ti sarei grata, se inoltrassi la lettera aperta all'indirizzario dell'Ateneo, che abitualmente utilizzi.
Un caro saluto,
Tiziana Cuccia

LETTERA APERTA AL MAGNIFICO RETTORE
Caro Magnifico Rettore,
Ti scrivo poiché ritengo doveroso giustificare il mio voto contrario al Programma Annuale 2010 dell'Ateneo, che è stato approvato nell'ultima seduta del Senato Accademico del 3 Dicembre u.s..
Siamo tutti consapevoli che le attuali, stringenti condizioni di bilancio, in cui fattori esterni alla Tua volontà ci costringono ad operare, portano inevitabilmente a decisioni che Tu per primo giudichi dolorose.
Credo, però, che alcune scelte sul contenimento della spesa dovrebbero essere particolarmente ponderate per gli effetti di lungo periodo che avranno sulla qualità della ricerca e dei servizi offerti dal nostro Ateneo.
In qualità di rappresentante del corpo docente in Senato Accademico, mi riferisco in particolare alla scelta di mantenere esclusivamente interventi a sostegno dei programmi di ricerca cofinanziati e annullare di fatto integralmente il finanziamento dei Progetti di Ricerca di Ateneo (P.R.A., o ex 60%).

Mi permetto di ricordarTi che, nel corso del Tuo primo mandato, Ti sei fatto portatore di una iniziativa estremamente meritoria - la costituzione del "Catalogo di Ateneo"- che ha permesso alle Commissioni delle aree scientifiche di Ateneo di attribuire i fondi, sulla base di criteri di merito, il più oggettivi possibile. Nel momento in cui questo processo è ancora in corso e va sicuramente perfezionato, la soppressione del finanziamento dei P.R.A. rende vano il lavoro svolto sinora e, anziché attivare un processo virtuoso di incentivo alla ricerca, genera frustrazione anche tra coloro che si sono distinti in questo campo.

Se è vero infatti che esistono anche altri canali di finanziamento della ricerca, sicuramente da promuovere ed incentivare, è anche vero che non tutte le aree scientifiche vi hanno la stessa facilità di accesso. L'entità media dei finanziamenti P.R.A. non è mai stata tale da costituire, anche per i più meritevoli, di per sé motivo di gratificazione, ma in molte aree scientifiche costituisce l'unica fonte per
partecipare a convegni, workshop, riunioni di lavoro, e tessere quella rete di relazioni indispensabile per mantenere alto il prestigio della ricerca nel nostro Ateneo a livello nazionale e internazionale.

Il mancato finanziamento non può che mortificare gli scopi per i quali il Catalogo di Ateneo è stato realizzato e avviarci desolatamente verso la strada della "licealizzazione" dove i progetti di riforma universitaria da tempo vorrebbero condurci.
Ti vorrei invitare, pertanto, Magnifico Rettore, a rivedere, se possibile, le linee oggi approvate di contenimento della spesa nel settore della ricerca, ma più in generale a valutare la rilevanza strategica delle scelte di contenimento della spesa che sarà necessario affrontare. Qualsiasi decisione di "tagli" alla spesa ha anche una valenza politica e non può essere perseguita se non nell'ambito di un più ampio progetto di razionalizzazione delle spese per la gestione dell'Ateneo.

Proprio nell'imminenza dell'approvazione del Bilancio di Ateneo sarebbe doveroso da parte di tutta l'Amministrazione Centrale presentare finalmente un piano di razionalizzazione delle spese per il personale tecnico-amministrativo, altra componente essenziale, dalla cui efficienza operativa dipende fortemente la qualità dei servizi del nostro Ateneo. In questi ultimi anni, le pratiche diffuse di attribuire incarichi al personale tecnico-amministrativo a tempo indeterminato contemporaneamente in più sedi di servizio, e di assumere svariate figure di personale tecnico amministrativo a tempo determinato, non hanno di certo contribuito né ad applicare i criteri meritocratici anche a questa componente del personale, e migliorarne quindi l'efficienza, né a contenerne le spese.

Penso che i sacrifici che l'attuale situazione ci impone debbano essere sostenuti da tutte le componenti dell'Ateneo e che vi siano in ogni caso delle priorità che, anche in periodi di ristrettezze finanziarie, devono essere rispettate, perché costituiscono l'elemento caratterizzante dell'Università. La ricerca è sicuramente tra queste.

Con stima,
Tiziana Cuccia
(Professore Associato di Politica Economica; componente del S.A.)
Catania, 4 dicembre 2009
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Da: "Anna Maria Maugeri" <amaugeri@lex.unict.it>
Data: 04 dicembre 2009 17:45:46 CET

R: Lettera aperta su Programma Annuale 2010

Condivido pienamente la lettera della collega.
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Da: Riccardo Polosa <polosa@unict.it>
Data: 04 dicembre 2009 17:03:58 CET
Oggetto: Re: Fwd: Lettera aperta su Programma Annuale 2010

Caro Toni,

Condivido in pieno il pensiero espresso da Tiziana Cuccia nella sua lettera.

Con la costituzione del "Catalogo di Ateneo" si erano finalmente create le condizioni per una attribuizione "sana" e trasparente di finanziamenti per la ricerca (e in modo specifico per i PRA dove per anni si è finanziato a pioggia). Perchè abolire i PRA? Semmai può risultare virtuoso stabilire premialità in base a soglie minime accettabili di produttività/qualità scientifica. E' di questo che si deve discutere e dovrebbe essere compito primario delle Commissioni di Ricerca Scientifica di Ateneo.

Il contenimento della spesa non dovrebbe penalizzare il settore degli investimenti nella ricerca, ma piuttosto altre aree che sono certamente meno strategiche e produttive per la sopravvivenza del ns ateneo (es. apparato amministrativo-burocratico).

Un caro saluto, Riccardo
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Da: Giuseppe Lazzarino <lazzarig@unict.it>
Data: 04 dicembre 2009 15:08:35 CET
Oggetto: Re: Fwd: Lettera aperta su Programma Annuale 2010

Cara Collega,

non posso che ringraziarti sia per la lettera, che il Magnifico ha reso pubblica (e per questo va ringraziato, come sempre, per ritenere giusto di mettere al corrente il corpo docente di informazioni per anni ignorate), sia per aver espresso voto contrario alle linee di programma annuale 2010 per la motivazione relativa ai tagli sui PRA.

Concordo pienamente con quanto da te osservato sui finanziamenti PRA che riceviamo e che, in molti casi, non servono solo a coprire spese congressuali, workshop ecc., ma servono (incredibile ma vero!!) a produrre ricerca scientifica di buon livello a basso costo. Molti laboratori, compreso il mio, sopravvivono anche grazie ai PRA risultando, come verificabile da Catalogo d'Ateneo (a proposito, se aboliamo i PRA il Catalogo a cosa serve??), capaci di generare dati scientifici non disprezzabili, sia per quantità che per qualità. Spesso accade, come al sottoscritto, di vedere bocciate le richieste di finanziamento su progetti specifici ma di vedere accettate le conclusioni delle ricerche non finanziate (e portate avanti con fatica con i fondi PRA e poco altro) su riviste internazionali qualificate (la domanda sorge spontanea: chi sbaglia, il revisore che boccia il progetto o il revisore che accetta il lavoro scientifico??).

La realtà che purtroppo traspare (nota peraltro a tutti) è che il processo di revisione dei progetti vede finanziati sempre i "soliti noti" che, tramite la proposta di utilizzare i fondi PRA per finanziare solo chi vede un suo progetto accettato, riceverebbero un ulteriore premio dal nostro Ateneo!! Morale, solo i "soliti noti" riceverebbero il PRA.

A conclusione, data la tua sensibilità verso la ricerca scientifica, ti suggerisco di considerare un nuovo indicatore della qualità della ricerca svolta, che potrebbe essere definito come "virtuosità del gruppo di ricerca". Tale indicatore dovrebbe prendere in considerazione la quantità di finanziamenti ottenuti in un determinato arco di tempo che andrebbe divisa per il numero di pubblicazioni con I.F. effettuato nello stesso periodo.

Ci si dovrebbe aspettare che, per settori scientifico disciplinari simili (cioè con simili costi di ricerca), chi ottiene più finanziamenti produca di più. Attualmente, vedo spesso che la produttività scientifica è quasi completamente svincolata dai finanziamenti avuti: c'è chi ottiene poco e pubblica tanto, e chi ottiene tanto e pubblica poco (e spesso anche male!!). Ma in entrambi i casi, ciò non impedisce che chi non ha avuto (ma ha pubblicato bene) continui a non avere e chi ha avuto (ma ha pubblicato poco e male) continui ad avere. Forse l'indicatore di "virtuosità del gruppo" potrebbe migliorare questo aspetto da considerare per l'assegnazione di fondi.
Mi scuso per lo spazio occupato.

Cordiali saluti, Giuseppe Lazzarino
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Da: "A.Ancarani" <aancaran@dica.unict.it>
Data: 05 dicembre 2009 10:57:32 CET

Oggetto: Programmazione finanziaria

Magnifico Rettore,
 
mi corre l'obbligo di associarmi alla lettera della collega Cuccia che condivido in pieno. Credo che gli organi di governo di un Ateneo debbano chiedersi qual è il core-business dell'organizzazione e su quello puntare le risorse (anche, non sembri una eresia di questi tempi, indebitandosi). Negli ultimi anni abbiamo fatto notevoli sforzi per migliorare la ricerca ed in questo devo riconoscere un ruolo sostanziale al progetto Saperi. Esso ha indirizzato il comportamento di moltissimi di noi verso un modello virtuoso. Credo che le azioni riguardanti il PRA porteranno a demotivazione e distruggeranno quanto di buono fatto finora. Non credo che sarà facile poi riesumarlo negli anni successivi.
 
Le strategie dell'università non possono prescindere dai risultati che si vogliono raggiungere, ed, a mio parere, la diminuzione delle spese ed il rientro nei parametri finanziari è solo una parte degli obiettivi da raggiungere.
 
Sembra che in questo momento l'Ateneo voglia perseguire solo obiettivi di breve periodo a grave discapito delle prestazioni sostanziali di lungo periodo. Non vorrei che prevalga la linea dei budget-cutters che privilegiano la visione contabile a quella strategica.
 
Tuo affezionato, ma sempre più demotivato
 
Alessandro Ancarani
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Da: pilato@unict.it
Data: 05 dicembre 2009 12:20:13 CET

Oggetto: lettera aperta programmazione finanziaria 2010

Caro Tony,
se lo riterrai opportuno, ti prego di inserire nel forum sulla programmazione finanziaria relativa al 2010 la lettera aperta che invio in attachment.
Ti prego di gradire i miei più cordiali auguri. Con stima, Giovanni Pilato.
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Prof. G. Pilato
Dipartimento di Biologia Animale
Via Androne 81 - Catania

Caro Magnifico Rettore,
ho appena appreso, con amarezza e preoccupazione, la possibilità della sospensione del finanziamento dei PRA (ex 60%). Comprendo e condivido la necessità di ridurre più che possibile le spese e di cercare finanziamenti esterni, ma non posso astenermi dal  sottolineare alcuni fatti.
1) La ricerca applicata può fare a meno senza gravi danni di quei limitati finanziamenti perché ha possibilità di trovare sostegno da altre fonti, ma la ricerca pura dipende essenzialmente proprio da quel tipo di finanziamento dato che assai difficilmente si trovano finanziatori così lungimiranti e pazienti da spendere per ricerche che non assicurano una rapido rientro degli investimenti e un sicuro guadagno.
 2) Conosco nella nostra Università colleghi da sempre dedicati alla ricerca pura che hanno tirato avanti senza godere di altri finanziamenti e che hanno tuttavia raggiunto prestigio internazionale contribuendo, e non poco, alla produttività scientifica dell'Ateneo.
 3) Con la sospensione del finanziamento dei loro progetti, la ricerca di quei colleghi ovviamente si ridurrà drasticamente, e presto si estinguerà  dato che non potranno trasmettere la loro esperienza ad allievi che, ove esistessero, saranno indirizzati verso alti tipi di ricerca meno a rischio.
4) Il blocco della ricerca pura avrà presto riflessi negativi su quella applicata che compie i suoi salti di qualità, talvolta anche imprevedibilmente, grazie alle acquisizioni della ricerca pura.
5) I professori universitari hanno il diritto e il dovere di essere anche ricercatori, e non mi sembra lecito conculcare, nei fatti, la loro libertà di dedicarsi ad un settore o un altro del sapere. La libertà di ricerca dovrebbe essere difesa da tutti senza calcoli  ed egoismi. E non voglio accennare ai rischi legati a finanziamenti derivanti da scelte di commissioni di "esperti" che potrebbero non essere del tutto esperti e non del tutto disinteressati.
6) Tutto ciò non può essere accettato supinamente e con indifferenza soprattutto da ricercatori anziani che, invece di trasmettere da maestri il loro sapere, saranno tagliati fuori dalla ricerca e che potranno scegliere o di limitarsi alla didattica o di farsi definitivamente da parte per il rispetto che sentono di dovere alla loro dignità di ricercatori e di docenti.
Grazie per l'attenzione e cordiali saluti, Giovanni Pilato
(ordinario di Zoologia della Facoltà di Scienze).
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Da: "Aldo Todaro" <atodaro@unict.it>
Data: 05 dicembre 2009 12:34:28 CET

Oggetto: Forum su Programma annuale 2010

Magnifico Rettore

Prof. Antonino Recca

Attualmente ho un assegno di ricerca e leggo il forum da Stoccarda dove sto svolgendo parte della mia attività di ricerca.
La mia è una semplice riflessione: quali stimoli può avere un giovane (non più tanto, ma in Italia ancora ragazzino) nel fare ricerca?
L'obiettivo che mi sono sempre prefisso è di dare il massimo, e credo di aver fatto bene anche grazie a quei pochi finanziamenti provenienti dalla ricerca di ateneo. Se vengono a mancare anche questi forse è il caso di cambiare lavoro.
Il problema chiaramente investe tutti, credo però che coloro maggiormente colpiti saranno i "ragazzi della ricerca" che a volte vengono finanziati anche con i fondi di ricerca di ateneo.

Distinti saluti
Aldo Todaro
Ph.D. Food Science and Technology
University of Catania
D.O.F.A.T.A. Dept.
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Da:   "nino gatto" ngatto@unict.it
Data:  Sab, 5 Dicembre 2009 11:42 pm


Caro Tony
Ti allego le considerazioni relative al programma annuale del 2010. Se lo
ritieni opportuno puoi divulgarle attraverso il forum.
Cordialmente - Nino Gatto


Magnifico Rettore

la lettera della prof.ssa Cuccia e gli interventi successivi nel forum da Ella opportunamente avviato mi spingono a esprimere questo piccolo contributo.
Com'è noto anche io ho votato contro il programma annuale 2010 approvato nella seduta del Senato Accademico del 3 dicembre u.s.
La decisione, seppur sofferta, di voto contrario non vuole certo disconoscere la grave situazione economica derivante dalle incomprensibili restrizioni imposte dai provvedimenti governativi e le difficoltà che il Rettore l'Amministrazione tutta si trova ad affrontare per rispettarle.
Vuole rappresentare, invece, uno stimolo a prendere coscienza che alcuni provvedimenti non possono essere più procrastinati, proprio per garantire quelle risorse indispensabili per l'espletamento delle attività istituzionali dell'ateneo che sono rappresentate dall'attività di didattica e soprattutto della ricerca scientifica.

Sono, infatti, condivisibili le considerazioni della prof.ssa Cuccia, e degli altri interventi, quando si afferma la necessità di perfezionare criteri di merito nella distribuzione dei fondi.
Molto interessante appare il passaggio che si riferisce ad un piano di razionalizzazione dell'organico del personale tecnico-amministrativo (io aggiungo che anche l'organico del personale docente deve essere preventivamente determinato sulla base di un progetto di offerta formativa pluriennale) che, se improntato alla precarietà e alla discrezione delle strutture decentrate, registra un caotico espletamento di mansioni e funzioni impossibili da razionalizzare e valutare nei suoi aspetti produttivi.

Occorre necessariamente centralizzare il governo del personale a livello di amministrazione centrale prevedendo un organico minimo per ogni singola struttura, definendone preventivamente il carico di lavoro standard consentendo cosi di attivare rigidi parametri di valutazione e merito. Le strutture decentrate dovrebbero limitare le proprie "libertà di assunzioni" solo per quei ruoli e compiti legati realmente a progetti ben definiti e, comunque, preventivamente valutate da una commissione centrale che ne omogeneizza tipologia, compiti e retribuzioni.

Non vi è alcun dubbio che le "libertà" affidate alle strutture decentrate si sono rivelate caotiche, dispendiose e, probabilmente, clientelari. Ne deriva una situazione ingovernabile e soprattutto un vivaio di precarietà che sfocia in disagio sociale ancor peggio che in ambienti di lavoro privati.
In questo delicato momento occorre che tutti si faccia uno sforzo con l'obiettivo di salvaguardare, innanzitutto, la dignità della persona unitamente agli scopi dell'Istituzione, con la certezza che, passato questo momento di "follia sociale basata esclusivamente sugli interessi e non sui valori", il nostro Governo ritrovi la consapevolezza che soltanto lo sviluppo della conoscenza, nella sua più ampia definizione, rappresenta il futuro della nostra società.

L'altro motivo che non mi ha consentito di esprimere un voto favorevole è la certezza che, nell'ambito di una politica di razionalizzazione delle risorse, non può essere demandata all'Amministrazione la ridefinizione delle voci salariali. Questa materia, compresa la definizione del salario accessorio, è demandata alla contrattazione collettiva nazionale, tenuto conto che per l'anno 2010 il contratto di lavoro risulta scaduto e che la trattativa per il suo rinnovo è stata da poco avviata fra ARAN e OO.SS. di categoria.

Resta, sempre e comunque, la totale disponibilità a ogni forma di collaborazione che individua la strada migliore per passare indenni questo brutto momento.

Catania 5/12/2009

Antonino Gatto,
Rappresentante in Senato Accademico del Personale tecnico - amministrativo
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Da:   "carmela di mauro" cdimauro@unict.it
Data:  Dom, 6 Dicembre 2009 9:03 am

Caro Tony,
ti prego di inserire nel forum sulla programmazione finanziaria la lettera in allegato.
Ti ringrazio e ti saluto cordialmente
Carmela Di Mauro

Caro Magnifico Rettore,

Nel ringraziarti per la trasparenza con cui hai deciso di aprire una discussione sul tema del finanziamento della ricerca di Ateneo, non posso non associarmi alla collega Tiziana Cuccia. che ha votato in S.A. contro la sospensione del P.R.A.

Mantenere il sostegno ai programmi di ricerca co-finanziati riduce solo parte il problema. Sappiamo, ad esempio, che la frequenza dei PRIN di fatto non è più annuale. Inoltre, come ricorda giustamente Tiziana, esistono aree per le quali il PRA rappresenta la sopravvivenza della ricerca.
La cancellazione del P.R.A. si aggiunge ai tagli ai trasferimenti ai Dipartimenti, che immancabilmente determineranno una riduzione delle spese di supporto alla ricerca.

Il Catalogo di Ateneo introdotto sotto il tuo mandato è inoltre un progetto i cui frutti si dispiegheranno in pieno nei prossimi anni. Perché farne tabula rasa senza poterne valutare i benefici? Tagliare i fondi adesso vuol dire rendere inutile il lavoro delle commissioni che si sono impegnate a raffinare i criteri di valutazione in senso trasparente e meritocratico, cercando di orientare il lavoro di ricerca di tutti verso i prodotti di eccellenza per ogni area. Ma, soprattutto, fa passare il messaggio che a questo Ateneo non interessa produrre ricerca. Temo che questo condurrà immancabilmente ad un aumento dei ricercatori non operativi e che rischierà di demotivare anche i nostri ricercatori più attivi. Non nel lungo periodo, come ha detto qualche collega nel forum, ma già nel breve.

So benissimo che i tagli di bilancio ci sono stati imposti, ma perché vogliamo avviarci ad essere una di quelle imprese che, in tempi di crisi, tirano i remi in barca e non provano a scommettere sul proprio futuro?

Ti saluto cordialmente,

Carmela Di Mauro
Associato di Economia Politica
Facoltà di Scienze Politiche
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Oggetto: dibattito su programma annuale 2010
Da:   "Marco Mazzone" mazzonem@unict.it
Data:  Dom, 6 Dicembre 2009 10:45 am

Magnifico Rettore,

vorrei ribadire con un ulteriore argomento le perplessità già espresse dai colleghi circa la scelta di annullare i fondi PRA, mantenendo invece quelli a sostegno dei progetti co-finanziati.
La tendenza generale dei finanziamenti nazionali a privilegiare - come si è espresso un intervento precedente - 'i soliti noti', può non avere effetti funesti solo a condizione che esistano meccanismi di compensazione, che assicurino quel minimo di dinamismo al sistema grazie al quale anche singoli o piccoli gruppi di ricerca, specie se giovani, abbiano l'opportunità di produrre effettivamente ricerca.

Quella scelta del Senato mi pare pertanto pericolosa non soltanto relativamente al nostro Ateneo, all'interno del quale verosimilmente una parte non indifferente della ricerca è svolta da singoli o piccoli gruppi e da giovani con scarso peso politico, ma anche in termini più generali, relativi al sistema universitario italiano nel suo complesso, che dei meccanismi di compensazione indicati ne possiede ben pochi se non nessuno.

In considerazione di ciò, mi chiedo se non sarebbe magari ragionevole fare una scelta tendenzialmente opposta, che privilegi i contributi assegnati in funzione del Catalogo d'Ateneo. Lo motivo con due considerazioni, aneddotiche ma non troppo. Mi è capitato di parlare con colleghi di valore in servizio presso altri Atenei che mi esprimevano ammirazione per la scelta del nostro di legare l'assegnazione del PRA ai risultati individuali della ricerca. Questo non solo mi ha - una volta tanto - inorgoglito, mi ha anche fatto riflettere sull'impatto di un segnale di questo genere, che travalica la questione, sia pure non irrilevante, della promozione del nostro Ateneo sotto il profilo della capacità di produrre ricerca.

Inoltre, mi è capitato di partecipare con alcuni colleghi di altri paesi ad una sorta di dibattito via mail sull'opportunità di ricorrere, con riferimento ad una rivista internazionale su cui abbiamo pubblicato, ad una politica di pubblicazione 'open access', che consente l'accesso gratuito a chiunque, ma impone dei costi agli
autori. Una collega di università inglese ci informava che il suo ateneo prevede fondi speciali per questo genere di spese per i propri ricercatori. La ragione è che si tratta di una modalità di comunicazione dei risultati della ricerca che sta prendendo piede, e che addirittura costituisce un requisito in alcune richieste di finanziamento. Questo è un buon esempio di fondi che incentivano la ricerca individuale.
Non vorrei che mentre in altri paesi le università guadagnano nuove frontiere sul piano della promozione dei propri ricercatori più attivi ma magari meno 'protetti', noi tornassimo indietro sulle scelte coraggiose fatte in tal senso. Mi piacerebbe se, al contrario, l'Ateneo a cui appartengo decidesse di mandare un segnale circa
l'intenzione di proseguire sulla strada intrapresa.

In tal senso, sarebbe semmai da incoraggiare una sempre più attenta messa a punto dei criteri di valutazione della ricerca, come si era già cominciato con l'interessante dibattito intercorso nell'anno passato. Perché la valutazione sia strumento efficace, occorre avere cura di individuare area per area i criteri più adeguati - evitando ad esempio che, come nell'area cui appartengo, i criteri d'area rimangano vaghi ed aperti alla discrezionalità, il che consente di utilizzare talvolta quella quota come una forma di compensazione atta a
ridimensionare la valutazione del peso scientifico (esempio: gruppi con un peso scientifico 5 volte inferiore ricevono una quota d'area due volte maggiore); o che recensioni di non più di una pagina siano valutate con punteggi che sarebbero adeguati per pubblicazioni ben più pesanti.

Cordialmente,

Marco Mazzone
Dipartimento di Filologia Moderna
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Oggetto: Forum_programmazione_6dic09.doc
Da:   "Giacomo Pignataro" ecomm01@unict.it
Data:  Dom, 6 Dicembre 2009 6:49 pm

Caro Toni,

ti invio un mio contributo al dibattito che si è aperto sulle linee programmatiche per il bilancio 2010.

Giacomo Pignataro

Avendo coordinato, su incarico del Rettore, il gruppo di lavoro che ha predisposto il documento di programmazione finanziaria per il 2010, che è stato poi sottoposto all'approvazione di Senato Accademico e Consiglio di Amministrazione, intervengo nel dibattito, per sottolineare alcuni aspetti essenziali di quel documento.

1)    Ci troviamo in una situazione straordinaria. L'ammontare del FFO non era mai diminuito. Negli ultimi anni, le Università hanno lamentato il fatto che non fosse aumentato abbastanza (per compensare gli incrementi stipendiali). Quest'anno, se sarà approvato il maxi-emendamento del governo, diminuirà del 5% circa. Il FFO di Ateneo passerà dai 200 milioni circa del 2008, ai 197,5 del 2009, ad un valore, per il 2010, stimabile in 183,5 milioni. La parte disponibile di FFO, al netto cioè degli stipendi, si riduce dai 29 milioni di euro del 2008, ai 14 del 2009 e ai 3,5, stimati per il 2010. In una simile circostanza, la programmazione di spesa diversa da quella per gli stipendi deve essere contenuta ad un livello tale da garantire prioritariamente il pagamento delle spettanze stipendiali. Se, in fase di previsione, non si accantonassero tali somme, riservando al resto della spesa soltanto ciò che resta delle risorse che si presume di avere a disposizione, si rischierebbe in corso d'anno di ritrovarsi con somme insufficienti a pagare gli stipendi. Essendo, tuttavia, il loro pagamento obbligatorio, ciò comporterebbe un disavanzo di bilancio e il dissesto dell'Ateneo. Voglio qui ricordare che il recente disegno di legge del governo prevede, in questi casi, il commissariamento degli Atenei.
 
2)    In termini di impatto sulla programmazione finanziaria, tutto ciò comporta che, per il resto della spesa diversa da quella per gli stipendi, tra FFO e entrate contributive, nel 2008 disponevamo di circa 59 milioni, mentre oggi prevediamo di avere circa 33 milioni. E' evidente che ciò pone l'esigenza di una manovra di riduzione della spesa di ampie proporzioni, come quella indicata nel Programma Annuale 2010, approvato dagli Organi accademici, e che sarebbe stata ancora più ampia se si fosse fin d'ora prevista la copertura degli incrementi stipendiali del 2010, dei quali, allo stato attuale, non si garantisce il pagamento, a meno di ulteriori riduzioni nella spesa di funzionamento dell'Ateneo

3)    Nel 2010, come si può rilevare dal documento, è programmata un'azione di razionalizzazione della spesa, che prevede una riduzione del 40% delle spese relative ai servizi gestiti dall'Amministrazione Centrale, budget di Facoltà e Dipartimenti inferiori del 30% rispetto a quanto ricevuto nel 2009 e, cito testualmente, "politiche di utilizzazione e di allocazione del personale, in particolare di quello tecnico-amministrativo, e del tempo di lavoro, che consentano anche una progressiva riduzione del ricorso a figure esterne". Al pari dei piani di ristrutturazione delle imprese private, la riorganizzazione del personale non si realizza, realisticamente, nell'arco di settimane, ma richiede un tempo più ampio, tenendo conto, peraltro, che l'Ateneo dovrà affrontare anche una revisione dell'articolazione dipartimentale.

4)    Le linee programmatiche approvate dagli Organi di governo prevedono che al finanziamento della ricerca siano destinati 1,4 milioni di euro, al fine di fornire le risorse necessarie a partecipare ai programmi di finanziamento, che richiedono un cofinanziamento di Ateneo. Non si prevedono, quindi, risorse per i P.R.A. E' necessario sottolineare che la consapevolezza che la ricerca costituisce uno dei core business dell'Università, si riflette chiaramente nell'indicazione da parte di Senato e Consiglio che - cito ancora una volta testualmente - "La ricerca sarà considerata tra le destinazioni prioritarie di finanziamento, laddove si rendessero disponibili risorse superiori a quelle previste". Questa è l'unica indicazione esplicita di destinazione prioritaria delle eventuali maggiori risorse, contenuta nel documento. Aggiungo che, nel 2010, avremo a disposizione le risorse per il PRA dell'esercizio precedente, in quanto Senato e Consiglio, nelle rispettive sedute del 3 Dicembre, hanno approvato gli atti di tutte le Commissioni scientifiche. In ogni caso, allo stato attuale, ogni decisione di finanziamento dei PRA, per le ragioni di cui al punto 1), deve comportare una pari riduzione di una o più voci di spesa. Per dare un'idea della dimensione quantitativa dell'eventuale spostamento di somme, l'ultimo stanziamento per i PRA corrisponde a poco meno di un terzo dell'attuale ammontare dei budget di Facoltà, è superiore alla somma spesa, in quest'anno accademico, per supplenze e contratti, è pari alla spesa per tutte le collaborazioni esterne.

5)    Infine, due brevi richiami di dati, a proposito di alcuni spunti emersi nel dibattito:
a.    Fermo restando quanto previsto in tema di razionalizzazione dell'allocazione del personale, in particolare di quello tecnico-amministrativo, il numero dei tecnici-amministrativi di ruolo di Catania è di 0,75 per docente, a fronte di una media nazionale di 0,96. Valori inferiori a Catania sono presenti soltanto per Salerno, Bergamo, Udine, Catanzaro e Chieti. La relativa spesa, nel 2010, sarà pari al 26,6 % di quella del totale del personale, a fronte di una media nazionale del 28,8%, percentuale che viene da noi raggiunta soltanto se aggiungiamo tutte le collaborazioni esterne
b.    Se è vero che se non si riusciranno a finanziare i PRA, questo sarà un sacrificio per tutti noi, sarei più prudente sulle correlazioni catastrofiche con la perdita di qualità della ricerca. Ci sono Università quali Trento e Pisa che non hanno finanziamenti di Ateneo per la ricerca, e la parte premiale di FFO 2009 per la ricerca, che essi hanno ottenuto, è stata pari, rispettivamente, a circa 13.000 e 8.000 euro pro-capite per docente, a fronte dei 4.000 euro di Catania. Bologna ha stanziato nel 2009 5,5 milioni di euro (per 3.200 docenti, a fronte dei nostri 1.600), e ha ottenuto una quota pro-capite per docente di circa 7.000 euro. Voglio infine ricordare che, proprio per tenere conto delle difficoltà di alcune aree a poter finanziare gli strumenti di base della loro ricerca (penso, in particolare, alle aree umanistiche), è stato previsto uno stanziamento di 1 milione di euro per le biblioteche che, con le opportune innovazioni nella gestione degli acquisti, potrà garantire una potenzialità di aggiornamento scientifico pari a quella degli anni precedenti.
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Oggetto: programmazione finanziaria
Da:   "Marcello Migliore" mmiglior@unict.it
Data:  Dom, 6 Dicembre 2009 7:25 pm

Caro Rettore (Tony)
se ritieni opportuno fai pubblicare queste 4 righe.

annullare del tutto l'ex 60% sempra quasi una punizione per tutti. In questi tutti includo anche coloro, tra noi, che usano quei fondi per poter fare ricerca ed andare a presentare i risultati rappresentando quindi il nome del Univ. Catania.
Capisco che siamo in tempi di ristrettezza ma buttare al vento il lavoro di modernizzazione compiuto con i sacrifici di tutti sembra difficile da accettare.
Perche invece non si usa un metodo veramente meritocratico che permettera si di risparmiare, ma anche di incentivare. In poche parole si stanzia un budget per il 60% e lo si distribuisce solo a coloro che abbiano pubblicato in riviste con IF i risultati della ricerca effettuata con i fondi PRA nel precedente anno accademico.
Risparmio ed incentivazione.
A Presto
Marcello Migliore

Prof. Marcello Migliore
Associato di Chirurgia Toracica
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Oggetto: ninni milazzo - lettera aperta al Magnifico Rettore
Da:   "milazzoa" milazzoa@unict.it
Data:  Dom, 6 Dicembre 2009 8:41 pm

Caro Toni,
ti allego la mia riflessione sulla nota della prof.ssa Cuccia.

Un saluto
Ninni

LETTERA APERTA AL MAGNIFICO RETTORE

La lettera aperta della prof.ssa Tiziana Cuccia, in riferimento all'ultima seduta di Senato Accademico di giorno 3 u.s., alla quale, come Tu sai, trovandomi fuori sede non ho potuto partecipare, in qualità di rappresentante del personale tecnico amministrativo del Senato Accademico, ritengo necessario fare delle precisazioni.
Dico subito che condivido quanto ha scritto la prof.ssa Cuccia nella Sua del 4 u.s., in merito alle difficoltà economiche dell'ateneo "Siamo consapevoli che le attuali stringenti situazioni di bilancio dell'ateneo debbano coinvolgere tutta la comunità accademica".

La professoressa invita, pertanto, l'amministrazione centrale a presentare "finalmente", nell'imminenza dell'approvazione del Bilancio, come primo atto " un piano di razionalizzazione delle spese per il personale tecnico amministrativo".
Con questa esplicita richiesta la professoressa fa intendere che tagli di spesa potrebbero effettuarsi sul personale tecnico amministrativo e potrebbero esserci significativi risparmi per il bilancio dell'ateneo.

Nel ricordare che al personale tecnico amministrativo si applica il C.C.N.L. del comparto università, rammento che in sede locale è prevista una contrattazione (definita contrattazione integrativa), per contrattare con l'amministrazione universitaria il trattamento accessorio, anch'esso previsto dal contratto di lavoro.

Oggi tutto il personale dell'ateneo catanese percepisce una indennità accessoria mensile di 47,80 euro. Inoltre, lo stesso, con l'esclusione del personale precario, gode di un passaggio economico orizzontale avuto nel 2001, ed un altro dal 2007.
Non sembra vero, ma anche con questi benefici, lo stipendio medio mensile del personale tecnico amministrativo è di 1.000 euro.

Ritengo per questo assai difficile che i tagli possono essere fatti attraverso un piano di razionalizzazione su questo personale, semmai bisognerà intervenire su altri settori, ma, su questo, affido alla tua saggezza questa mia riflessione.

Cordialmente

Ninni Milazzo
(componente del Senato Accademico)

Catania 6 dicembre 2009
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Da: Angelo Vanella vanella@unict.it
Data: 09 dicembre 2009 13:39:03 CET

Oggetto: pra

Caro Rettore, abbiamo fatto tanto per assegnare i fondi di ricerca d'Ateneo in maniera trasparente e privilegiando la meritocrazia; leggo dalla tua "Finanziaria 2010" che vuoi abolire questa voce dal bilancio. Tra due anni la ricerca nell'Ateneo di Catania sara' notevolmente ridotta e penalizzata. Conosci benissimo come vengono assegnati i PRIN ed altri fondi; come mai i finanziamenti che riceve ogni fruitore di PRIN sono quasi sempre inversamente proporzionali alla sua produttivita' scientifica se questa viene comparata a quella di docenti che non hanno avuto mai la "fortuna" di avere assegnati i PRIN? Sperando che l'Ateneo di Catania possa continuare a rimanere virtuoso anche nella ricerca, ti salutiamo cordialmente.
Angelo Vanella, Maria Luisa Barcellona, Marcella Renis, Giovanni Li Volti, Agata Campisi, Claudia Di Giacomo, Alessandra Russo, Rosaria Acquaviva, Valeria Sorrenti, Fabio Galvano, Santina Cacciola, Giuseppina Raciti
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Da: "Ugo Chiacchio" uchiacchio@unict.it
Data: 09 dicembre 2009 19:43:09 CET

Oggetto: Fondi PRA

Caro Magnifico Rettore,
condivido pienamente la e-mail dei colleghi di Biochimica della Facoltà di Farmacia compreso quella inviata dalla collega Tiziana Cuccia. Ci sentiremo fortemente spiazzati qualora non riuscissimo a travare fondi per la ricerca. Molto spesso la nostra ricerca di qualità, attestata dai vari indici H e dalle numerose pubblicazioni  su riviste internazionali rilevanti, è stata possibile proprio con i fondi messi a disposizione dall'Ateneo. La loro mancanza contribuirebbe notevolmente alla fine della ricerca nell'Ateneo, a farci diventare ricercatori non attivi, a  perdere la nostra creatività a rendere meno efficiente la nostra didattica. 
Con stima
Ugo Chiacchio
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Da: Antonino Recca rettore@unict.it
giovedì 10 dicembre 2009 8.22

Oggetto: PRA

Cari colleghi:

Continua ad arrivare qualche nota sul forum con la richiesta di
ripristino dei fondi PRA per il 2010. Vi prego di leggere, con
attenzione, l'intervento del prof. Giacomo Pignataro che mette in
evidenza che, nel prossimo bilancio, già non sono previsti fondi per
gli aumenti stipendiali dei docenti ( circa 4 milioni di euro ) che
sono atti dovuti. Faccio  presente che se non si propongono emendamenti
che permettano lo spostamento di somme ( 3 milioni di euro ) da una
certa voce di bilancio su quella della ricerca, tali interventi, pur se
in principio condivisi da tutti, restano sterili.

Carissimi saluti.

Antonino Recca
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Da: "Pieremilio Vasta" pevasta@unict.it
Data: 10 dicembre 2009 8:49:25 CET

Oggetto: R: PRA

Questo è parlar chiaro, mi piace.
Un caro abbraccio,
Pieremilio
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Da: Luigi Fortuna <lfortuna@diees.unict.it>
Data: 10 dicembre 2009 10:40:59 CET

Oggetto: Re: PRA

Sono d' accordo.
LF
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Da: romano@dmi.unict.it
Data: 10 dicembre 2009 10:36:58 CET

Oggetto: Re: PRA

Caro Toni,

qualche giorno fa ti avevo inviato la e-mail sotto. Alla luce della tua ultima comunicazione, la proposta si potrebbe riformulare come segue: si potrebbe pensare di spostare i fondi per le supplenze, anche se in numero ridimensionato come conseguenza dei nuovi ordinamenti, sui fondi per la ricerca?

Un caro saluto

Vittorio

Caro Toni,

a proposito della programmazione per il 2010, constatando la difficile congiuntura finanziaria in cui versano le università, specialmente quelle del meridione tra cui il nostro ateneo, sperando comunque che, anche raschiando il fondo, si possa trovare un minimo di risorse per i PRA, ti volevo suggerire quanto segue. Sarebbe fattibile trasformare i compensi per le supplenze in contributi per la ricerca? Si avrebbe il vantaggio di non dover restiture alle casse dello stato circa il 50% dell'ammontare in tasse, ottimizzando l'uso delle risorse essendo la ritenuta su spese e diaria di gran lunga inferiore. Ovviamente ci potrebbero essere colleghi non interessati ma la questione si potrebbe risolvere facilmente lasciando facoltà ai docenti di permutare o meno gli eventuali compensi o una quota parte in fondi per la proria ricerca.

Un caro saluto
Vittorio

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Prof. PhD Vittorio Romano

Dipartimento di Matematica e Informatica,

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Da: Angelo Vanella <vanella@unict.it>
Data: 10 dicembre 2009 10:40:00 CET

Oggetto: Re: PRA

Caro Rettore, sono stato un grande tuo elettore e non rinnego a tutt'oggi quella che e' stata la mia decisione di allora; vorrei semplicemente fare qualche appunto al collega Pignataro che oltre ad essere da molti anni componente del Consiglio di Amministrazione e' anche presidente della Scuola Superiore. Da una ricerca fatta dal sottoscritto circa le tasse e i contributi che pagano gli studenti iscritti nelle Universita' del Nord risulta che queste,se paragonate ai nostri iscritti, sono piu' del doppio; il prof Pignataro insieme al Prof. Pioletti ,all'inizio del Tuo mandato, sono stati i sostenitori della regolarizzazione dei PUC,atto sicuramente nobilissimo; ma quando lo Stato, in questi ultimi anni, opera dei tagli indiscriminati mi chiedo se noi come Ateneo dobbiamo sostituirci allo Stato nell' abolire il precariato.L'ERSU ,ogni anno, emana un bando per un certo numero di borse; e' assurdo che agli idonei non vincitori vengano rimborsati tasse e contributi; inoltre non esiste nessun controllo sulla vericidita' delle fascie di reddito. Non conosco bene se nel contenzioso con il consorzio di Enna e con la Kore l'arbitrato' e' stata una scelta della nostra Amministrazione ma se cosi' fosse questa e' stata sicuramente sbagliata. Il contributo per l'acquisto libri che l'Ateneo offre,in maniera indiscriminata agli studenti, oggi e' purtroppo un lusso.La precedente commissione di ricerca dell'Ateneo aveva deliberato di bandire delle borse di ricerca per giovani ricercatori ed aveva accantonato la relativa somma; mi e' stato riferito che questa non si trova piu' in bilancio. La Scuola Superiore di Catania non ha mai reso noto la sua ricaduta occupazionale.Ti sarei grato che questo forum che hai aperto,come altri, sia visibile a tutti. Grazie per l'attenzione
Angelo Vanella
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Da: Raffaele Bonomo <rbonomo@unict.it>
Data: 10 dicembre 2009 11:27:58 CET

Oggetto: documento programmazione

Caro Toni, mi sono permesso di intervenire anch'io sul documento di programmazione ed il file che ti invio contiene le mie riflessioni. Contengono uno sfogo per una situazione che giudico al limite e delle osservazioni. Tu saprai farne buon uso.
Ciao Raffaele

Caro Toni,
permettimi di entrare nel dibattito che sul documento programmazione 2010 hai voluto. Non condivido il documento e quindi neanche la relazione che ne ha fatto il prof. Pignataro, non perché sia sbagliata dal punto di vista economico, d'altra parte è lui l'esperto (io non mi permetterei mai di entravi nel merito e non ho nei fatti suggerimenti da dargli), ma perché mi pare che il problema non sia economico, ma politico.
Non commettiamo lo stesso errore del governo centrale che si sta lasciando governare dal Ministro del Tesoro (ma quale Berlusconi!) che da buon ragioniere per far tornare i conti ha spalmato i tagli su tutte le spese a suo dire un po' "eccessive". A dire il vero avrebbe potuto spalmare questi "risparmi" su più anni, ma non l'ha fatto e nessuno gli ha detto di farlo.
Qui ci devono dire come dobbiamo agire per far quadrare i conti, perché entrano in gioco scelte politiche di un certo peso. Non si possono lasciare le strutture, come Dipartimenti e Facoltà senza la possibilità di pagare luce e contratti di pulizia (perché saranno costretti a chiudere prima che finisca l'anno accademico, spero che di questo tu sia cosciente), senza parlare di tutte le strumentazioni di valore in dotazione ai dipartimenti scientifici (ce le hanno fatte comprare ed ora non ci danno i soldi per mantenerle) che resteranno senza la necessaria manutenzione. E che dire del fatto che a tutt'oggi non è stato ancora attivato il riscaldamento nelle strutture della Cittadella.
Altro che ricerca tecnologicamente avanzata e competitiva!!!! Non ci sono neanche i soldi per la carta e le cartucce delle stampanti, ammesso che il PC funzioni ancora!!!!

Per tornare alle scelte politiche di un certo peso, le Università italiane per utilizzare al meglio il loro FFO hanno oggi solo due possibilità.

1. Aumentare le tasse universitarie per gli studenti fino almeno a quadruplicarle, il che potrebbe anche essere una scelta sensata se corredata da strumenti seri per l'incentivazione del diritto allo studio. Per favore non nascondiamoci dietro la demagogia della laurea per tutti, infatti, per buona pace del prof. Berlinguer, allora ministro della Pubblica Istruzione e dell'Università, il progetto fallimentare della laurea triennale andava solo in quella direzione.  Tutti noi insegniamo da tanti anni, e se fossimo chiamati ad esprimere un giudizio, diremo probabilmente che un buon 50% (e sono ottimista!) degli studenti che ci ritroviamo non meritano certamente di stare all'Università. Ma questo passo dovrebbero farlo tutte le università, altrimenti accadrebbe che si popolerebbe l'università italiana che nei fatti propone le tasse più basse.

2. Diminuire progressivamente gli stipendi dei professori universitari (strapagati secondo alcuni, secondo altri pagati solo in maniera sufficiente), del personale tecnico amministrativo, dei dirigenti, togliere le indennità a chi ce l'ha, non pagare più gli aumenti stipendiali e così via. Solo che questo oggi non si può fare, perché entrano in gioco i contratti nazionali sulla docenza, del personale tecnico amministrativo e non credo che ci permetterebbero di farlo ammesso che ci fosse la totalità della gente che lavora all'Università consenziente. Siamo all'assurdo di dover sottostare a contratti nazionali dei lavoratori delle università senza che per essi ci vengano date le risorse (vedi aumenti stipendiali non adeguatamente finanziati).

Detto questo non entro in ulteriori dettagli perché capisco che è inutile, mi ripeterei all'infinito. Ma allora cosa proponi, potrebbe chiedermi qualcuno.
Non è chiaro il disegno, cosa si vuole fare di questo luogo, l'Università! Se la CRUI, invece di andare dietro i capricci del Ministro, o meglio dei consiglieri del Ministro, si impegnasse in questo, cioè a svelare questo arcano mistero, a mio avviso farebbe un lavoro più che meritorio, almeno sapremmo di che morte ci faranno morire o in che condizioni ci faranno campare. Oltre un certo limite i sacrifici non sono più tollerabili, pena lo sfascio totale. Se non ci sono finanziamenti adeguati il dissesto è inevitabile (occorre accettare questa cruda realtà) e non c'e previsione di spesa o azioni di contenimento della spesa che tengano. Stiamo costruendo le Torri Biologiche ed ogni giorno appaiono sul sito le immagini di avanzamento dei lavori.

Ma a che serve se poi non potremo andarci a stare perché non avremo i soldi per la luce, il riscaldamento o il condizionamento e la pulizia? Ecco vorrei che tutte le università dicessero questo ad alta voce. Deve essere chiaro che per non spendere occorre chiudere (perché come apro spendo!!!!), ma questo comporta due rischi da un lato il deterioramento di ciò che possiedi sia materialmente che culturalmente e dall'altro il non poter garantire l'esito normale (lezioni, esami di profitto ed esami di Laurea) a chi si è già iscritto.

Quest'ultimo punto è proprio il punto dolens. Facciamo iscrivere la gente alla nostra Università e poi non riusciamo a garantire standard di ricerca e di didattica che siano all'altezza di questa scelta. Ci sono aule (ti ricordo il caso dell'Aula Magna di Chimica) nelle quali se non c'è una bella giornata non si possono fare lezioni ed esami perché sono praticamente al buio. E laboratori scientifici nei quali è impossibile più operare per  l'assenza di personale tecnico adeguato e costo dei prodotti. Ritorneremo agli anni 60, nei quali non solo si pagava la tassa di laboratorio, ma ognuno si comprava il proprio"armamentario". E' questo che si vuole?

Smettiamola anche col suggerire "la favola di un'intrapresa". Non si sa più cosa deve essere un professore universitario: un ricercatore (la ricerca di base abbisogna di condizioni "conventuali"), un insegnante, un esaminatore, un burocrate (aggiungo senza segretario portaborse) ed ora anche un imprenditore. Se quest'ultima cosa può accadere per gruppi che lavorano in campo socioeconomico, industriale e tecnologico perché hanno rapporti normali con l'industria, non accade certo per tutti. Proprio noi, la generazione che è venuta fuori in quegli anni, abbiamo fatto una fatica immane e grandi sacrifici (quanti di noi sono andati all'estero) per creare una "scuola" (prima eravamo solo colonizzati) ed imporci come interlocutori seri sul panorama nazionale ed internazionale, oggi gettiamo alle ortiche tutto ciò che abbiamo costruito? Ma un Rettore può volere ciò? Non credo proprio e so che sei il primo a soffrire per questa situazione, nella quale non ci sono grandi spazi di manovra.  Ed allora?

Piuttosto che fare tutto ciò che il "potere"chiede (non possiamo scimmiottare il Ministro del Tesoro nei tagli), occorre affrontare la situazione con audacia. Ci costringono a sforare, sforeremo e cercheremo di risanare il deficit negli anni successivi. Occorre anche ricordare ai nostri governanti regionali che se non danno una mano alle università siciliane queste rischiano di scomparire dal panorama nazionale, nel quale piuttosto che un clima di sana collaborazione, si è venuta a creare una competizione usque ad mortem nell'accaparrarsi ciò che resta del finanziamento pubblico.

Ciao
Raffaele Bonomo
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Da: Maria Antonietta Toscano <matoscan@unict.it>
Data: 10 dicembre 2009 13:35:32 CET

Oggetto: Re: PRA

Sono perfettamente d'accordo. Purtroppo se i fondi sono sempre quelli, e non possono dilatarsi, qualche cosa deve pur saltare. Di necessità, virtù.
un abbraccio
Tina
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Da: "Prof. Giovanni Puglisi" <puglisig@unict.it>
Data: 10 dicembre 2009 17:51:21 CET
A: "Recca Toni" <arecca@dmfci.unict.it>
Oggetto: PRA

Caro Toni,
desidero portare il mio contributo al forum sul bilancio 2010, in particolare al non finanziamento del PRA per l'anno 2009.
A mio parere il finanziamento PRA costituisce un elemento fondammentale per sviluppare la ricerca di base e permettere ai ricecartori che fanno capo ad ogni proponente  nel mio caso specifico ( 1 prof. Associato e n. 2 ricercatori) di effettuare l'attività di ricerca che ci ha permesso per molti anni di avere ampia visibilità (vedi peso scientifico catalogo di ateneo) e convegni nazionali ed internazionali ai quali abbiamo partecipato.
Capisco le difficoltà in cui versa l'Ateneo e di conseguenza chi lo rappresenta, ti invito a rivedere più attentamente la decisione relativa al finanziamento PRA.
Grazie per l'attenzione che vorrai dedicare a questa riflessione.
Saluti
Gianni
Prof. Giovanni Puglisi
Dipartimento di Scienze Farmaceutiche
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Da: "Prof. G. Musumarra" <gmusumarra@dipchi.unict.it>
Data: 11 dicembre 2009 11:43:34 CET

Oggetto: forum programmazione 2010

Caro Toni,
allego un mio contributo al forum in oggetto.
Molti cordiali saluti
Peppino

Cari Colleghi,

la attiva partecipazione al forum sulla programmazione 2010 mi spinge a fare alcune riflessioni improntate al "pragmatismo" che spesso caratterizza alcuni miei interventi in Consiglio di Dipartimento e che suscita talvolta la affettuosa ironia di qualche collega.
Premetto che condivido pienamente le considerazioni di tutti i colleghi sui disagi e sui gravi pericoli che la soppressione (mi auguro temporanea) del PRA  comporta, in quanto ne soffro in prima persona ed in misura molto elevata svolgendo ricerche a carattere sperimentale,  per condurre le quali non bastano "carta e penna" , oggi "PC e stampante".
Per comprendere meglio da un punto di vista pragmatico gli effetti della programmazione 2010 sulle nostre attività ho ripreso la carpetta con le richieste PRA (ex 60%) degli ultimi anni con le relative lettere di assegnazione dei fondi da parte dell'area finanziaria, la cui data riporto in parentesi.

2000 (25.6.2001)
2001 (14.6.2002)
2002 (31.10.2003)
2003 (4.2.2005)
2004 (28.3.2006)
2005 (26.2.2007)
2006 (20.9.2007)
2007 (17.11.2008)
2008 (dicembre 2009 o gennaio 2010).

Questa tabella mi induce a fare alcune considerazioni:

1. La assegnazione dei fondi  da parte dell'area finanziaria nell'anno o negli anni successivi a quello cui si riferiscono non è una novità.

2. Nel 2004 non abbiamo usufruito di alcuna assegnazione, probabilmente a causa di analoghe difficoltà di bilancio. Non mi risulta che qualcuno di noi, me compreso, abbia protestato nelle sedi in cui avrebbe potuto farlo (consiglio di Dipartimento, di Facoltà, Senato, etc.). Forse non ce ne siamo accorti. A proposito, non sono riuscito a trovare riscontri relativi ad una mia richiesta di finanziamento per ricerche interdisciplinari 2001.

3. Nel 2007 abbiamo usufruito di due assegnazioni, "recuperando" la mancata assegnazione del 2004. Questo fatto dimostra a mio avviso l'attenzione da parte della Amministrazione al problema, ribadita nella programmazione 2010 dalla destinazione prioritaria di risorse laddove si rendano disponibili. Non mi illudo certo che questo possa avvenire, ma mi auguro che la soppressione del PRA non sia definitiva e che l'attenzione da parte della Amministrazione al problema permanga.

Desidero precisare che quanto detto limitatamente allo specifico oggetto del forum non mi esime dall'esprimere in modo netto e deciso il dissenso e la protesta  nei confronti delle decisioni ministeriali che hanno creato questo e ben altri problemi alle Università italiane. Che fare?  Non penso che la soluzione proposta dall'amico Bonomo "ci costringono a sforare e sforeremo" rappresenti la migliore decisione da prendere in sede locale. E' in campo nazionale che bisogna, per quanto possibile, far sentire la nostra voce.
Vi ringrazio per l'attenzione

Giuseppe Musumarra
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Da: Giovanni Li Volti <livolti@unict.it>
Data: 11 dicembre 2009 13:02:38 CET

Oggetto: Forum su Programma annuale 2010

Caro Rettore,

desidero contribuire al dibattito che si è aperto sulle linee programmatiche per il bilancio 2010 con un particolare riferimento al PRA. Premetto che mi rendo perfettamente conto della situazione drammatica che vive l'universita' italiana a causa dei tagli sulle spese e che per tale ragione sia tu che il direttore amministrativo siete costretti a drastiche manovre finanziarie per far quadrare le voci del bilancio del nostro Ateneo per mantenerlo ancora una volta tra quelli "virtuosi".

Vorrei farti la seguente proposta per tentare di salvare il PRA:

I fondi disponibili per la ricerca sono 2,4 milioni. Di questa cifra 1 milione verra' utilizzato per la biblioteca. La restante quota dovrebbe al momento essere utilizzata per i cofinanziamenti dei PRIN. Chiaramente investire sui PRIN e' una scelta solo apparentemente "vincente" visto che a fronte di un piccolo investimento il ricavo e' molto alto nel "fortunoso" caso in cui il PRIN fosse finanziato. L'altro lato della medaglia purtroppo e' relativo al fatto che non tutti siamo cosi' "fortunati" o "bravi" ad attrarre fondi PRIN. Morale della favola: solo alcuni potrebbero continuare a lavorare mentre la parte restante (credo la maggioranza) resterebbe paralizzata. Tengo a precisare che questo significa non solo blocco della ricerca svolta a titolo personale ma anche togliere la possibilita' agli studenti di partecipare alle attivita' di laboratorio per svolgere le tesi sperimentali (e non voglio neanche pensare all'attivita' di dottorandi ed assegnisti di ricerca..!).

E' chiaro che la somma di 1,4 milioni distribuita con gli attuali criteri sarebbe insufficiente. Pertanto proporrei di assegnare questi fondi per area a gruppi di ricercatori operativi che si associano in "macroprogetto" (15-20 ricercatori operativi). Mi rendo conto che non e' questa la soluzione di tutti i mali ma sicuramente potrebbe contribuire a dare una boccata di ossigeno in attesa che si rendano disponibili nuovi fondi.

Ti ringrazio molto per l'attenzione e per la possibilita' che offri a ciascuno di noi di poter esprimere liberamente le proprie idee.
Giovanni

Prof. Giovanni Li Volti
Dipartimento di Chimica Biologica
Facoltà di Farmacia
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Da: milazzoa <milazzoa@unict.it>
Data: 12 dicembre 2009 18:10:21 CET
A: arecca@dmfci.unict.it

Caro Toni,

come sai grazie all'interessamento del prof. Cappellani è stato fissato per giorno 21 p.v., alle ore 11, l'incontro con il dott. Lo Nigro presso l'assessorato regionale del lavoro, con la presenza del prof. B.Caruso per cercare di avviare un percorso verso la stabilizzazione dei lavoratori PUC del nostro ateneo.

Comprendi bene, per tanto, l'importanza della riunione, attesa da tutti. Ti assicuro che io parteciperò a questo incontro consapevole che il tuo interessamento non cesserà.

Ti chiedo, se lo ritieni che possa essere utile, intervenire presso il Presidente affinchè l'incontro possa registrare una svoltà positiva.

Un saluto
Ninni
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Da: "Francesco Rizzo" <frizzo@dica.unict.it>
Data: 21 dicembre 2009 8:40:39 CET

Caro Tony,
mi farebbe piacere che questa lettera fosse accolta dal forum.
Grazie. Un abbraccio.
Franco Rizzo
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Caro e Magnifico Rettore,

ho pensato di affidare ad un messaggio elettronico le parole che avrei detto a Te,  agli studenti, ai colleghi e al personale tecnico-amministrativo se fossi intervenuto al dibattito degli «auguri» di Buon Natale, svoltosi nell'aula magna della Facoltà di Ingegneria, nel pomeriggio dello scorso 18 dicembre.

Non bisogna dimenticare mai il rispetto che è dovuto a tutti coloro che avete responsabilità istituzionali accademiche e amministrative, a partire dal: Magnifico Rettore fino ai Presidenti di Cad, com-prendendo il Senato accademico, i Presidi di Facoltà e i Direttori di Dipartimento; Direttore amministrativo fino al Consiglio di amministrazione, com-prendendo qualunque altro organismo amministrativo e/o il suo coordinatore o para-accademico o para-amministrativo e colui che lo dirige, come il Direttore dell'Ufficio stampa. Rispetto che prescinde da ogni possibile divergenza di idee con chiunque lavora e studia all'Università, che può e deve esprimersi nella forma regolamentare e schietta prevista e valorizzata nel nostro Ateneo. Ciò, a mio giudizio, vale sempre, ma soprattutto nei momenti di grave e critica emergenza, come quelli che viviamo.

Ho più volte, con dignità, immedesimazione ed orgoglio, affermato che l'amore della scienza per l'uomo, più che l'amore dell'uomo per la scienza, deve spingerci ad inculcare nel cuore e nella mente degli studenti - centro ed essenza dell'Università - un Sapere unico e armonico che si articola nel: Sapere-essere, il Sapere-conoscere, il Sapere-avere e il Sapere-fare.

A questo Proposito, l'amore della scienza deve essere superato (dalla) e compenetrarsi con la scienza dell'amore, indispensabile per trasformare la difficile emergenza (non solo) finanziaria in una nuova opportunità didattica (con ardore, metodo e linguaggio rinnovati) e di ricerca (maggiormente efficiente ed efficace).

In ultimo, ma non per importanza, accenno al seguente pro-ponimento-pro-posta che suggerisco, dopo avere meditato e riflettuto a lungo, e ras-segno all'attenzione Tua e del Senato accademico: potrebbe essere ragionevole e saggio coronare l'acquisizione di lauree, dottorati, master, etc., a conclusione del percorso goliardico-formativo degli studenti, e le vittorie di concorsi ed assunzioni nei ruoli organici di docenti e personale tecnico-amministrativo, con un pronunciamento comportamentale o etico, onde far promettere solennemente e ufficialmente, mediante giuramento - a tutti gli allievi, docenti, amministrativi, tecnici e professionisti vari che prestano o svolgeranno la loro opera all'interno e all'esterno dei luoghi e della vita universitaria - di essere preparati e pronti ad agire con scienza e co-scienza.

Questa è una lettera scritta da un docente che ha tentato di onorare la sua attività accademica, finendola in crescendo (concluderà quest'ultimo anno dando luce editoriale a 6 nuovi libri e portando alla 4ª ed. 2 delle sue precedenti opere). Un professore che non ha smesso mai di studiare. Uno studioso che è nato, ha vissuto e morirà poverino. Tuttavia, attraverso l'Amore di Dio e degli uomini, subisce una continua e ispirata trasformazione che gli consente di adempiere, al meglio, la sua missione terrena e di avere fede, speranza e carità, da testimoniare con gioia, per l'evangelizzazione e la promozione umana.

Caro e amico Rettore, nonché magnifici colleghi, valenti amministrativi e tecnici,  preziosi studenti, a queste parole nunzie e portatrici di Pace e Bene, che mi sforzo d'incarnare quotidianamente, con-segno gli auguri del cuore o il cuore degli auguri, ringraziandoTi e ringraziandoVi per quello che fate con l'intento di conservare ed aumentare la gloriosa origine,  l'indiscusso prestigio scientifico e la specchiata tradizione del Siculorum Gymnasium di Catania.

Credimi Tuo e credetemi Vostro, Francesco Rizzo.
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